GALLARATE (1 – 11 – 1953)

Il testo di questo articolo è tratto dalla Rivista dell’UNUCI “UOMINI” Novembre – Dicembre 1953 – Anno IV N. 6                                                       ATTIVITA’ DELL’UNUCI    a pag. 14

La Rivista  UOMINI
La Rivista UOMINI

Nel nome e nel ricordo di fulgidi Eroi, in un’atmosfera di elevato fervore patriottico, con la partecipazione di salde e numerose schiere di vecchi e giovani combattenti, la Sezione UNUCI di Gallarate inaugurava, domenica 1° novembre, il suo vessillo che porta simbolicamente il nome della Medaglia d’Oro Padre Igino Lega.

Il candido velo che avvolgeva la Bandiera, veniva tolto dalla Mamma dell’altro Eroe gallaratese, il caporale Carlo Noè.
Questo doveroso tributo di omaggio non era disgiunto dal pensiero devoto, rivolto alle Famiglie delle altre due Medaglie d’Oro di Gallarate, Ten. pil. Appiani e Maresc. pil. Vaschi.
Al Teatro Impero erano convenute autorità, dirigenti, rappresentanze; fra trofei di tricolori attorno al gonfalone del Comune spiccavano il labaro del Nastro Azzurro, i vessilli delle famiglie dei Caduti, dei Mutilati e Invalidi, dei Combattenti e Reduci di Gallarate, di Crenna e di Cassano Magnago; il gagliardetto degli Alpini, il labaro dei Volontari del sangue, ecc., ecc.
Troppo lungo sarebbe nominare le numerosissime autorità civili e militari intervenute.

Manifesto affisso nelle vie di Gallarate
Manifesto affisso nelle vie di Gallarate

Il vessillo da inaugurare era retto dall’alfiere in divisa, il più giovane ufficiale in congedo, sottotenente Proverbio e fiancheggiato dalla madrina Sig.ra Noè. Impartiva la benedizione Padre Favaro, assistito da P. Costa.
Prendeva la parola Padre Favaro. Fra l’altro diceva: “… nella Bandiera v’è insieme il simbolo di una popolazione e di una civiltà.
Due Mamme s’abbracciano oggi, unite nella stessa fede e dalla stessa sofferenza…”.
Seguiva il Col. F. Barenghi, Capo Sezione UNUCI del luogo. “Insieme alle massime autorità sono presenti gli spiriti dei Caduti di tutte le guerre. Tutti Eroi, dai 62 generali all’ultimo soldato…”.
Parlava infine il nostro Presidente, ecc. Tito Zaniboni, che tra l’altro diceva:
“La vita dell’uomo e degli uomini non si può rappresentare e circoscrivere come s’usa in formule algebriche.
La materia è la manifestazione sensibile, è lo strumento dello spirito.
Lo spirito ispira il moto della materia attraverso i desideri. Ogni moto nostro meccanico o spirituale è mosso da un desiderio.
I desideri diversificano a seconda delle conformazioni fisiche e perciò spirituali.
Il desiderio è la legge, la libetà del singolo.
La legge della collettività ha un fine solo: armonizzare le leggi, le libertà dei singoli. La contesa è nel sangue dell’uomo.
L’uomo euritmico perfetto, l’uomo armonico, ama, desidera, sogna la vittoria per sé e per gli altri. La contesa in lui si è umanizzata in emulazione. Il vittorioso ha comunque il suo culto.
Il vittorioso ha comunque il suo culto. Il vittorioso è un elemento di libera affettuosa unione fra gli uomini. Nel vittorioso c’è una particella del fascino divino. Il coraggioso è lo strumento della vittoria, è un vittorioso in potenza.
L’atto di coraggio è un gesto virile, lirico, affettuoso. E’ una maschia, nobile espressione della creatura e della Terra che l’ha formata.
C’è sempre della ispirazione in chi compie l’atto di coraggio, c’è della poesia, c’è sempre della preghiera.
L’atto di coraggio è donazione esplicita, inconfondibile a qualche cosa.
E’ l’alta, suprema donazione della vita alla vita. E’ spirito puro in atto che articola e induce a nobil fine la materia.
E’ spirito puro che solleva l’uomo nelle sfere della Divinità.
Per queste nobili Creature avviene il meraviglioso prodigio per cui il caduto non scende nella terra ammasso di materia in isfacelo, ma sale su alto nella sede eterna degli Olimpi, vibrazione d’azzurro, raggio di sole, canzone eterna che per brividi misteriosi risuona nel cuore di tutti noi, vittorioso delle nostre miserie, indice di vita e di libertà.
In questi giorni in cui la violenza, minaccia alle porte il nobile brandello di carne viva del nostro corpo sociale: Trieste; per cui generazioni di patriotti, tutto sacrificando, anche la vita sui patiboli e sui campi di battaglia; per cui noi combattenti vivi demmo sangue e brandelli delle carni nostre; in questi giorni in cui le campane di tutte le torri d’Italia suoneranno a distesa la celebrazione della Vittoria e della unificazione; della Vittoria che concludeva il nostro acuto e fervido travaglio risorgimentale; mentre laggiù alla gran tomba carsica simbolo severo e superbo del sacrificio di sangue d’allora, i Combattenti accorreranno numerosi d’ogni parte d’Italia, a recare omaggio e a trarre virile, eroica ispirazione…. cantano dentro di noi, limpidi come allora, i nostri ricordi…. e l’atmosfera tutta già si riempie di lievi fanfare, di note fatidiche, d’ombre di vessilli che alti nel Sole vanno, vanno, verso sognate aurore… “Si scopron le tombe, si levano i morti…” avanti, avanti, audaci sempre come allora; Trieste; Trieste!… Italia! Italia!… per te morire, morire ancora, disperdere il nostro sogno nel nulla per difendere l’amore e la vite che ti abbiamo donato.
Anche noi, anche noi, con loro, con le ombre dell’eroico passato, con lo spirito eroico d’Italia: non sono materia, sono fiamme, sono bandiere….
Avanti!…. audacemente sempre fino alla vittoria o fino alla morte.
In questi giorni abbiamo bisogno di voi Eroi di tutti i tempi! Abbiamo bisogno di te, Padre Igino Lega, che colleghi, per la tua universalità, le due guerre insieme e che per te, qui, davanti ad un altare di gloria, a gloria c’ispiriamo.
Padre Igino Lega, anima grande, eroica, che in affettuoso impeto abbracci la terra e il Cielo: l’effimero e l’eterno; l’emblema della tua nobile vita è una sola e luminosissima parola: “Amore”! la chiave della civiltà, la chiave di tutti i Paradisi.
E per l’Amore fosti umile fraticello, umile fra gli umili, proteso verso tutte le miserie della vita, angelo senz’ali di consolazione. E per l’Amore fosti curator d’anime, paziente, intrepido fra il macchinoso e tragico anfanare della guerra scatenata; e ai feriti, ai morenti indicavi il Cielo, la grande patria comune.
Ma per lo stesso Amore, quando il simbolo della Patria, la bandiera d’Italia minacciava di cadere nel fango, l’eroe dell’affettuosa, soccorrevole umiltà, diventa l’eroe soldato, il figlio intrepido della grande Madre, a cui porge fieramente l’ultimo dono; la meraviglia della sua vita.
Padre Igino Lega, eroe dall’anima splendente, anima devota e sensibilissima, in te risuonavan certo gl’immensi comandamenti di Dio.
Tu sei l’uomo generosità, l’uomo umile e sublime che vien dal Cielo e in una vampata di folgorante generosità sacrificale, ritorni al Cielo.
Igino Lega, Padre ed eroe, figlio anche tu della grande officina d’Apostoli: l’Aloisianum, tu, cui non sorride calda eredità di immediati affetti, indicato e sorretto dall’amore santo della Mamma di un altro limpidissimo Eroe, Carlo Noè, come te semplice, umile ed intrepido, entra nella nostra casa, che per te diventa tempio, entra, avvolto dalla nostra bandiera, emblema ed incitamento, dove sarai ricordato e celebrato in eterno”.

Inaugurazione bandiera
Corteo per le vie cittadine nel giorno dell’inaugurazione della Bandiera di Sezione

Dopo di che gli intervenuti, in corteo, si recavano alla Piazza Risorgimento, ove due avieri deponevano una corona di alloro davanti al Monumento; la Mamma di Carlo Noè e le sorelle di Padre Lega vi deponevano mazzi floreali.
Gli intervenuti proseguivano per Palazzo Broletto ove veniva offerto un rinfresco.
La cerimonia fervida e solenne si concludeva all’Albergo Italia con un pranzo offerto alle autorità.
La manifestazione, insolitamente illuminata da un sole radioso, si può annoverare tra quelle da incidere nell’albo della storia di Gallarate.

Si vis pacem para bellum

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